21 Gennaio 2019

STUDIO DI NATUROPATIA GASTROENTERICA E GENERICA


IL PROGRAMMA DI MANTENIMENTO

21-12-2018 10:54 - MORBO DI CROHN E RETTO COLITE ULCEROSA
Una fase molto importante dei protocolli naturopatici per il morbo di Crohn, la retto-colite ulcerosa ed altre malattie infiammatorie croniche intestinali è rappresentata dal programma di mantenimento.
Come già visto oltre l’85% dei malati che intraprendono questi programmi riescono a raggiungere uno stato di remissione clinica e molti di questi una remissione endoscopica.

Raggiungere uno stato di remissione o aver azzerato i sintomi vuol dire aver vinto una battaglia importante ma non la guerra, perlomeno non ancora. La guerra la si vince quando il malato viene seguito lungo un adeguato programma di mantenimento su misura e riesce quindi a stabilizzare i miglioramenti conseguiti per un lungo periodo di tempo in termini di diversi anni.
Come già specificato in diverse occasioni i protocolli naturopatici non ottengono questi risultati curando la malattia come fa la medicina ufficiale. I protocolli si occupano di ripristinare la funzionalità delle normali attività dell’organismo il quale viene quindi messo in grado di attivare la naturale capacità di autoguarigione secondo il principio illustrato da Ippocatre della Vis Medicatrix Naturae.

Tale programma di mantenimento è normalmente molto più semplice rispetto ai programmi che si sono resi necessari in presenza di malattia attiva per portare il malato ad uno stato di remissione. Il motivo di ciò è facilmente intuibile: per recuperare una condizione di salute persa e deteriorata lo sforzo dovrà essere maggiore rispetto al solo mantenere un buono stato di salute dove lo sforzo sarà minore e di più facile esecuzione.

L’obiettivo primario di chiunque intraprenda questi protocolli per le MICI dovrebbe essere di raggiungere il prima possibile la fase di mantenimento e rimanerci con una buona qualità di vita ora ripristinata.

Obiettivi di un programma di mantenimento

1)Evitare il ritorno di sintomi classici come diarrea, dolori, astenia ecc.
2)Mantenere in range la proteina C reattiva e la VES, al netto ovviamente di altri fattori o disturbi fisici che possano elevare questi marcatori dell’infiammazione, e mantenere la calprotectina a livelli più bassi possibili. La calprotectina è un marcatore un po' a parte in quanto è stato riscontrato che molti “malati” possono essere del tutto asintomatici, avere valori di VES e PCR normali ma con la calprotectina un po' elevata. In tali circostanze la calprotectina assume un ruolo di secondo piano in una valutazione complessiva. Ma se peggiora quindi con un trend negativo, va comunque presa come un importante campanello d’allarme.
3)Laddove non si sia ancora raggiunta una remissione endoscopica il programma deve prevedere i gradini necessari verso il completo recupero della funzionalità ed integrità della mucosa intestinale.

A quest’ultimo punto possiamo aggiungere il dato emerso dall’esperienza;

coloro che raggiungono la remissione clinica si dividono in due categorie:

a)Coloro che raggiungono la remissione clinica (assenza di sintomi e marcatori infiammatori nella norma) ma non quella endoscopica in base alla quale permangono aspetti patologici seppur migliorati come stenosi, ulcere, afte, iperemia della mucosa, scomparsa o diminuzione del pattern vascolare, scomparsa o diminuzione delle austrature ecc. Ci sono casi in cui il malato clinicamente è in remissione ed a livello endoscopico è passato da, ad esempio, diverse ulcere di medie dimensioni a poche e piccole ulcere. In questi casi si può accedere ad un programma di mantenimento che deve però anche prevedere quanto necessario per migliorare e possibilmente risolvere le ulcere rimaste o altre alterazioni della mucosa rilevate endoscopicamente.
b)Coloro che raggiungono una remissione clinica ed anche endoscopica. Questa è chiaramente la condizione più auspicabile. In tali situazioni il programma di mantenimento è ancora più semplice.

Integrazione nel programma di mantenimento.

Normalmente si assumono in maniera continuativa solo pochi prodotti – i più essenziali – quelli che risultano fondamentali per mantenere il nostro tratto digerente privo di agenti patogeni e mantenere le mucose in buone condizioni oltre alle vitamine di base sempre per la salute delle mucose. Ciò consente al malato di avere un programma molto semplice e leggero per garantirsi il mantenimento della condizione raggiunta.

Inoltre l’integrazione di mantenimento prevede un mese di programma con prodotti aggiuntivi da fare ogni 3-4 mesi circa, quindi ad esempio da fare solo a Gennaio, Maggio e Settembre. In questo programma aggiuntivo vi sono integratori che vanno ad indirizzare alcuni aspetti – come ad esempio il modo in cui lo stato del fegato influenza queste malattie – che non sono presi in considerazione dal programma di base di mantenimento che per definizione deve essere semplice e facile da seguire con il minimo di prodotti, oppure nel programma di un mese ogni tot mesi si può inserire una maggiore azione lenitiva delle mucose se il caso specifico richiede questo tipo di attenzione.

Qui entra in gioco anche la compliance del “malato”, cioè quanto effettivamente lui riesca a seguire il programma all’atto pratico. E’ anche normale che un “malato” (metto le virgolette visto che è in remissione) dopo aver fatto tanti sforzi per recuperare il proprio stato di salute voglia ora rilassarsi un po' in relazione al dover seguire un programma. Questo aspetto va quindi preso in considerazione ma va calibrato anche in base alla necessità primaria di evitare delle ricadute o peggioramenti. Si tratta quindi di un lavoro molto delicato da svolgere che deve avere l’obiettivo sia di mantenere lo stato di salute e sia di essere gestibile e fattibile da parte del “malato” che non deve sentire il programma come troppo invasivo o limitante (per l’alimentazione). Ecco perché anche il programma di mantenimento va rivisto ed aggiornato di solito ogni 6 o 12 mesi.

Infatti può succedere dopo 6 mesi di programma di mantenimento la persona stia tutt’ora bene ma magari la PCR si è mossa leggermente a 0,8 mg/dl e le feci siano ora ogni tanto anche un po' sfatte, in tal caso il programma di mantenimento viene rimodulato per prendere in considerazione questi lievi peggioramenti.

Un altro motivo molto importante per aggiornare regolarmente il programma di mantenimento è che il nostro sistema immunitario non dovrebbe mai essere sollecitato in continuazione da alcuna sostanza incluse quelle naturali ed il cibo. Quindi è buona norma ogni 6 mesi cambiare i prodotti del programma di mantenimento per evitare che l'organismo sviluppi un qualche tipo di reazione a quelle sostanze o principi attivi facenti parte del mantenimento.

Inoltre aggiornare il programma di mantenimento consente di restare aggiornati sulle recenti scoperte che emergono in continuazione dalla ricerca, ad esempio ora sta venendo approfondito l'effetto della rimozione di materiale tossinico dall'intestino con nuove modalità che aumentano l'efficacia dei protocolli nella loro globalità.

Alimentazione durante il programma di mantenimento.

Anche il piano alimentare durante un programma di mantenimento è più semplice in quanto a quel punto è sicuramente già stata fatta la reintroduzione degli alimenti intolleranti per le categorie meno a rischio. In genere ciò che risulta intollerante all'inizio dei protocolli viene rimosso completamente per alcuni mesi, quando poi l’intestino sta meglio e quindi il sistema immunitario si è riequilibrato, è possibile re-inserire uno per volta gli alimenti che prima risultavano intolleranti. Questo però sempre restando all’interno delle categorie meno a rischio che sono: frutta, verdura, carne, pesce, uova, legumi. Per le categorie più a rischio – e con ciò si intendono quelle categorie di alimenti fortemente infiammatorie come i latticini, il caffè ed i prodotti lievitati molli – il re-inserimento è più personalizzato ed in genere non prevede un totale re-inserimento ma piuttosto un tot numero di eccezioni consentite la cui frequenza viene appunto personalizzata a seconda della situazione specifica individuale.

La reintroduzione degli alimenti è pure un aspetto molto importante per poter conseguire quella rotazione ed alternanza di alimenti fondamentale per non stimolare eccessivamente il nostro sistema immunitario con gli stessi alimenti. Idealmente uno dovrebbe continuamente variare le colazioni, i pranzi le cene in modo tale da ridurre al minimo l’assunzione settimanale di uno stesso alimento.

Più sono gli alimenti che possiamo inserire e maggiore sarà la variabilità.
Anche questo è un lavoro delicato che fa fatto per far congiungere due esigenze diverse: la prima è quella di evitare qualsiasi alimento che generi reazioni negative e la seconda è quella di avere a disposizione in maggior numero possibile di alimenti in modo da poter roteare ed alternare gli stessi per ridurre la minimo l’incidenza del singolo alimento sul sistema immunitario.

Il rischio è che con le limitazioni necessarie inizialmente uno si concentri solo su pochi alimenti che poi vengono assunti in continuazione poiché ciò ha un’alta probabilità di generare rapidamente reazioni anomale da parte del sistema immunitario verso quel o quegli alimenti che la persona mangia ora tutti i giorni.

Alcuni rischi e pericoli da evitare dopo aver raggiunto una buona condizione fisica o uno stato di remissione:

1)Ritornare in parte o del tutto ad una alimentazione sregolata con alimenti infiammatori. Come già detto è normale che dopo un programma intenso uno voglia lasciarsi un po' andare ed in tal senso per venire incontro a questa esigenza delle eccezioni sono concesse anche perché ora effettivamente il tratto gastroenterico funziona meglio ed ha meno reazioni negative. Lasciarsi però troppo andare rischia di rovinare il lavoro fatto ed i buoni risultati conseguiti.

2)Evitare del tutto o in parte il piano di integrazione previsto dal programma di mantenimento, l’esperienza dimostra che senza un’azione a scadenze regolari per evitare agenti patogeni ed un’azione leggera ma continuativa antinfiammatoria, la malattia tende a ritornare. Anche se si sono verificati, sono veramente molto rari i casi in cui la remissione permane a tutti i livelli (sintomi, esami ematici ed endoscopici) senza integrazione appropriata.

3)Dedicarsi ad attività fisiche intense sproporzionate rispetto alle capacità dell'organismo anche in relazione alla malattia pur se in remissione. Purtroppo questo l’ho visto in più casi specifici di malati che si erano rivolti a me per un Crohn fuori controllo, che hanno poi raggiunto una vera remissione e che successivamente sono peggiorati a causa di intensi e prolungati sforzi fisici. Anche su questo punto è necessaria un po' di saggezza ed equilibrio poiché se un certo grado di attività fisica è decisamente auspicabile ora che l’organismo non è più fiaccato dalla malattia, un eccesso di tali sforzi ed attività può indebolire l’organismo e riportare l’infiammazione intestinale.

Se si evitano questi tre errori la possibilità di continuare a godere di una vita in buona salute è garantita.

Molti di coloro che hanno scritto su Facebook le loro testimonianze sono in remissione. Come già ho avuto modo di comunicare, l’esperienza di qualcuno che nonostante i fallimenti passati sperimentati con la medicina ufficiale, nonostante tutta una comunità – quella dei social e dei gruppi e forum specifici per le MICI – che inculca giornalmente come le speranze di stare meglio ed uscire dall’incubo di queste malattie siano scarse se non inesistenti e nonostante altre difficoltà, riesca a raggiungere uno stato di remissione è un’esperienza davvero unica, non solo per il malato stesso ma anche per chi come il sottoscritto segue queste persone e le vede recuperare la gioia di vivere e la gioia del riprendere in mano la propria vita che ora può essere vissuta con tutte le sue sfaccettature, esperienze e sensazioni fantastiche.

Questo articolo è dedicato a loro perché ogni giorno dimostrano un principio a me caro che ho sperimentato io in primo luogo con il mio morbo di Crohn a partire dal 1991 dopo aver subito diverse operazioni: volere è potere.


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