CURCUMA E BOSWELLIA PER IL MORBO DI CROHN: POSSONO SOSTITUIRE LA MESALAZINA?
Molte persone con il Morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa (le due principali malattie infiammatorie croniche intestinali) cercano alternative naturali alla terapia farmacologica, in particolare alla mesalazina.
Tra le sostanze più citate emergono la curcuma e la boswellia, due estratti vegetali studiati per le loro proprietà antinfiammatorie intestinali.
Ma è davvero possibile utilizzarle al posto della mesalazina?
Oppure possono avere un ruolo diverso, ad esempio come supporto?
In questo articolo analizziamo cosa dice la ricerca, quali sono i possibili benefici e quali aspetti è importante conoscere prima di considerarle in un percorso naturopatico.
Curcuma e Boswellia per il Morbo di Crohn: perché vengono utilizzate
La curcuma (Curcuma longa) e la boswellia (boswellia serrata) sono tra i rimedi naturali più studiati nel contesto delle infiammazioni croniche intestinali.
Curcuma
Il principio attivo principale è la curcumina, che:
- modula le vie infiammatorie (NF-kB)
- può contribuire a ridurre lo stato infiammatorio intestinale
- è oggetto di studi in pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD)
Boswellia
La boswellia contiene acidi boswellici, che:
- agiscono su enzimi pro-infiammatori (5-LOX)
- sono stati studiati in modelli di colite
- possono avere un effetto lenitivo sulla mucosa intestinale.
Per questo motivo, entrambe vengono spesso considerate in ambito naturopatico come supporto nei protocolli per il Crohn.
Curcuma e Boswellia nel Crohn: cosa dice la ricerca scientifica
Diversi studi hanno analizzato il ruolo di queste sostanze nelle malattie infiammatorie intestinali.
La curcumina è stata studiata come supporto nelle fasi di remissione, con risultati interessanti soprattutto in combinazione con terapie convenzionali.
La boswellia è stata oggetto di studi comparativi con farmaci standard, mostrando in alcuni casi effetti sovrapponibili sul controllo dei sintomi.
Tuttavia, è importante considerare alcuni limiti:
- gli studi sono ancora limitati
- spesso coinvolgono piccoli campioni
- i risultati non sono sempre uniformi
Questo significa che, pur essendo promettenti, non possono essere ancora considerate equivalenti ai farmaci di riferimento.
Allo stesso tempo, l'esperienza pratica e clinica maturata negli anni evidenzia in alcuni casi risultati interessanti, soprattutto quando queste sostanze vengono inserite all'interno di un approccio integrato.
Curcuma e Boswellia possono sostituire la mesalazina?
Queste piante possono rappresentare
l'alternativa o sostituto naturale alla mesalazina?
Questa è una delle domande più frequenti.La risposta più corretta, ad oggi, è che:
i primi studi sono promettenti, ma non ancora sufficienti per considerarle una alternativa diretta alla mesalazina, soprattutto senza supervisione medica.
Tuttavia, in un'ottica integrata, curcuma e boswellia possono rappresentare un supporto interessante, in particolare nelle fasi di mantenimento e all'interno di protocolli personalizzati.
La mesalazina è un farmaco con:
- dosaggi standardizzati
- meccanismo d'azione definito
- evidenze cliniche consolidate
Curcuma e boswellia:
- sono fitocomplessi
- a volte variabilità di concentrazione nei preparati
- non hanno lo stesso livello di validazione clinica
Tuttavia, in un'ottica integrata, possono essere valutate come supporto complementare, soprattutto:
- nelle fasi di mantenimento
- nei protocolli personalizzati
- in associazione a modifiche alimentari e dello stile di vita
Quando utilizzare Curcuma e Boswellia nel Morbo di Crohn
Nel contesto di un approccio naturopatico, curcuma e boswellia possono avere senso quando inserite in una strategia più ampia.
Ad esempio:
- supporto alla modulazione dell'infiammazione
- integrazione in protocolli alimentari specifici
- affiancamento ad altri interventi su microbiota e permeabilità intestinale
L'aspetto chiave è che non rappresentano una soluzione isolata, ma parte di un sistema. Per una visione completa dell'approccio naturopatico verso il morbo di Crohn esiste una guida completa ed esaustiva.
Curcuma e Boswellia come antinfiammatori intestinali naturali
Come abbiamo appena approfondito la curcuma e la boswellia sono spesso considerate tra i principali antinfiammatori naturali per l’intestino.
I loro meccanismi d’azione coinvolgono la modulazione di diversi mediatori dell’infiammazione, contribuendo a ridurre l’attività infiammatoria a livello della mucosa intestinale.
Per questo motivo vengono studiate non solo nel Morbo di Crohn e nella rettocolite ulcerosa, ma più in generale nei disturbi infiammatori intestinali inclusa la sindrome dell'intestino irritabile.
Limiti, sicurezza e controindicazioni
Prima di utilizzare questi rimedi è fondamentale considerare alcuni aspetti:
- la biodisponibilità della curcumina è spesso bassa (servono formulazioni specifiche)
- possibili interazioni con farmaci
- variabilità nella qualità degli integratori
- necessità di personalizzazione
- Inoltre, nelle fasi acute della malattia, è essenziale seguire le indicazioni del medico.
Perché Curcuma e Boswellia spesso non funzionano nella pratica
Nella pratica il vero problema non è solo capire se queste piante funzionano, ma come utilizzarle in modo efficace.
Negli anni, l'esperienza clinica e naturopatica ha evidenziato alcuni limiti concreti nell'uso di curcuma e boswellia, soprattutto nei casi moderati e severi.
Di seguito una soluzione efficace per la risoluzione di questi limiti.
Fino a qualche anno fa esistevano diversi prodotti naturali ad azione antinfiammatoria, efficaci soprattutto nelle forme lievi o lievi-moderate.
Era necessaria una formulazione che potesse risultare efficace anche per condizioni moderate e severe, sempre però tenendo presente che per le fasi più acute gravi e severe le terapie farmacologiche rimamangono il riferimento principale ad esempio quando sono necessarie alte dosi di cortisone.
In ogni caso tali farmaci per una maggiore efficacia e meno effetti collaterali possono essere assunti in parallelo ai protocolli naturopatici.
Durante l'esperienza nell'indirizzare le MICI in chiave naturopatica sono state utilizzate molti tipi di piante e fitoterapici come l'aloe, la malva, la mirra, la camomilla, la calendula ecc. che in base alle conoscenze scientifiche e non, potevano essere utili per sfiammare l'intestino ed il colon.
Nella ricerca dell'antinfiammatorio naturale più potente sia la boswellia che la curcuma per la loro letteratura scientifica sono risultate le più adatte, il Dr Fabio Firenzuoli già utilizzava anni fa queste due piante per il Crohn all'ospedale di Empoli.
Il problema era che, benché sulla carta – cioè in base agli studi scientifici ed alla letteratura disponibile – queste piante avrebbero dovuto fornire una chiara efficacia antifiammatoria, questi risultati non si vedevano nella pratica.
Perché non si vedevano? Perché effettivamente non c'erano e non c'erano per due motivi ben precisi:
Motivi di scarso funzionamento
Scarsa biodisponibilità della curcuma
Soprattutto se presa da sola, motivo per cui spesso viene abbinata alla piperina che ne migliora di molto l'assorbimento. Un unico problema: il pepe è irritante per chi ha il Crohn o la RCU quindi non indicato e la curcuma da sola con la sua scarsa biodisponibilità non era sufficiente ad avere un effetto tangibile per condizioni moderate/severe.
La concentrazione dei principi attivi e dosaggi
Oltre al problema della biodisponibilità della curcuma c'era anche quello dovuto al fatto che i prodotti normalmente in commercio hanno una concentrazione dei principi attivi come la curcimina e gli acidi boswellici insufficiente per avere l'effetto antinfiammatorio necessario e richiesto da malattie come il Crohn e la retto-colite ulcerosa. Oppure se la titolazione dei principi attivi era sufficiente non lo era la posologia, in altre parole 1 caps x 2 volte al dì non bastava.
In altre parole, il potenziale delle piante era presente, ma non veniva sfruttato in modo ottimale.
L'effetto antinfiammatorio di queste piante fortunatamente è dose dipendente quindi con una più alta posologia era possibile avere dei risultati. All'atto pratico non si poteva però far assumere 10 caps x 2 volte al dì al malato per un totale di 20 capsule al dì ed in aggiunta al resto del protocollo.
In effetti in base alla letteratura curcuma e boswellia rappresentavano la scommessa migliore per riuscire a controllare in modo naturale le MICI.
Anche perché la boswellia inibisce la formazione di una classe di mediatori dell'infiammazione i leucotrieni (agendo sull'enzima lipossigenasi).
Mentre la curcuma agisce principalmente su alcune prostaglandine (altri mediatori dell'infiammazione) inibendo l'enzima ciclossigenasi. In pratica un prodotto a base sia di boswellia che di curcuma , grazie all'azione sinergica tra inibizione della sintesi sia di prostaglandine infiammatorie che di leucotrieni sortisce un effetto superiore a quella che sarebbe la forma algebrica dei due.
Curcuma cureit - la soluzione
La soluzione migliore è tutt'ora rappresentata da queste due piante soprattutto nel momento in cui fu messa in commercio un tipo particolare di curcuma, la curcuma Cureit di cui segue un articolo specifico che ne illustra le proprietà particolari. L'articolo è un pò tecnico per cui se non volete annoiarvi si consiglia di saltarlo, il riassunto è che si tratta di una curcuma altamente biodisponibile:
“L'attività biologica del curcuminoide è seriamente limitata a causa della sua bassa biodisponibilità sistemica, attribuibile al suo scarso assorbimento, alla rapida metabolizzazione ed eliminazione.
Sono state proposte diverse metodologie produttive per aumentare la sua solubilità in acqua e la conseguente biodisponibilità come: nanoparticelle, liposomi, dispersioni di solidi, nanoparticelle lipidiche solide, microemulsioni e complessazione con fosfolipidi e ciclodestrine.
La maggior parte di queste metodologie produttive, pur aumentando la biodisponibilità della curcuma, non permettono di ottenere degli estratti con un buon titolo di curcumina, limitando così l'attività dei prodotti finiti. Inoltre, le micelle, i complessi delle microemulsioni e i liposomi potrebbero essere degradati nello stomaco prima di raggiungere il sito sdi azione, compromettendo in parte la biodisponibilità del principio attivo.
Per questi motivi è stato studiata una nuova formulazione di curcuma biodisponibile, curcuma cureit TM, utilizzando la tecnologia “Polar-Nonpolar-Sandwich” (PNS), che prevede solo l'impiego della matrice naturale di curcuma, senza l'utilizzo di adiuvanti (nano-particelle, liposomi, micelle, fosfolipidi), mantenendo la naturale composizione del fito-complesso di partenza.
Tale tecnologia permette di avere curcuminoidi, lattoni, sesquiterpeni e loro derivati nello strato polare, mentre turmerone aromatico, diidroturmerone, turmeronolo, curdione e bisacurone sono posizionati nello strado non-polare.
Vengono, quindi, sfruttate le interazioni tra i legami idrogeni naturalmente presenti tra i curcuminoidi, permettendo alla curcumina, che è per natura idrofoba (non polare) e quindi poco biodisponibile, di passare attraverso la menbrana cellulare della parete intestinale.
E' quindi facilitata la sua penetrazione nel lume intestinale e il conseguente assorbimento.
Ne deriva un'ottima biodisponibilità, superiore sia alla curcuma tradizionale che alle varie formulazioni ottenute utilizzando nano-particelle, liposomi, fosfolipidi:
L'assorbimento di curcuma Cureit TM è risultato essere 6 volte superiore rispetto ad un estratto oleoso di curcuma e 5 volte superiore alla curcuma veicolata con fosfolipidi.”
Quindi con la curcuma Cureit uno dei due grossi problemi era risolto, restava quello della posologia che è stato risolto con capsule di dimensioni maggiori, elevata titolazione dei principi attivi ed una posologia adeguata.
Da tali considerazioni è nato un approccio formulativo specifico: il Fito-Antifla basato su un'elevata titolazione di boswellia e curcuma ad alta biodisponibilità. In alcuni casi è stato possibile - grazie anche al Fito-Antifla - azzerare l'assunzione di cortisone da parte di chi aveva spesso recidive successive all'interruzione di cortisone.
In generale il Fito-Antifla sembra avere effetti superiori se paragonato alle piante fino ad allora utilizzate per la seconda fase dei protocolli (quella di sostegno antinfiammatorio). Questo è uno strumento ulteriore e molto molto prezioso per affrontare queste malattie.
Un vantaggio nell'uso delle piante sta negli “effetti collaterali” positivi delle stesse in quanto ogni singola pianta non ha una sola azione biochimica nell'organismo ma diverse.
Ad esempio la boswellia è indicata anche per l'asma, le artriti e non solo, mentre la curcuma è indicata anche nella prevenzione tumorale, nella depurazione del fegato e per la flatulenza.
I risultati conseguiti fino ad ora con il Fito-Antifla non sono ascrivibili al solo Fito-Antifla ma all'intero programma naturopatico.
Approfondimento tecnico su Curcuma e della Boswellia
Per chi desidera approfondire gli aspetti farmacologici e fitoterapici, riportiamo alcuni estratti dalla letteratura specialistica.
BOSWELLIA
Azione immunomodulante
In studi su modello animale si è visto che la somministrazione orale singola di acidi boswellici inibisce la reazione di ipersensibilità ritardata e la risposta prima-ria umorale ai globuli rossi di pecora, mentre dosi orali multiple riducono la reazione di ipersensibilita ritardata, il fissaggio complemento-anticorpo e aumentano in modo debole la sintesi degli anticorpi umorali.
Sempre in studi su animali si è potuto riscontrare che la somministrazione dell'estratto alcolico inibisce fortemente la produzione di anticorpi e le risposte cellulari ai globuli rossi di pecora. Inoltre, si ha un'inibizione dell'infiltrazione di leucociti polimorfonucleati e una riduzione del volume di essudato pleurico nella pleurite indotta nei ratti da carragenina.
Azione antinfiammatoria
Estratti acquosi della gommoresina hanno mostrato una significativa inibizione dell'edema della zampa di ratto indotta da carragenina.
Risultati analoghi si sono verificati per somministrazione di droga grezza o di estratti idrometanolici.
Un estratto etanolico ha mostrato la stessa attività nei confronti dell'edema indotto da carragenina nei ratti e nei topi e nell'edema indotto da destrano nei ratti.
La droga grezza e l'acido boswellico sono stati valutati in topi con artrite indotta da adiuvante.
Valutando l'attività della beta-glucuronidasi per studiare la stabilità lisosomiale, si è visto che il trattamento con estratto di
boswellia o con acido boswellico aumentava la stabilità e aveva un effetto protettivo sull'integrità lisosomiale.
Azione ipoglicemizzante
Nei ratti si è potuta verificare un'azione ipoglicemizzante indotta dalla somministrazione di un estratto etanolico.
Azione ipocolesterolemizzante
La somministrazione di estratti semplici della sostanza Si è mostrata in grado di inibire la sintesi di colesterolo a livello epatico nei ratti.
Osteoartrite
Uno studio randomizzato, in doppio ceco contro placebo, cross-over, è stato condotto su 30 pazienti con osteoartrite del ginocchio per valutare l'efficacia della sostanza: tutti i pazienti che hanno ricevuto il trattamento hanno segnalato una riduzione del dolore al ginocchio, un incremento della capacita di flessione e della distanza nel cammino.
La differenza tra gruppo trattato e placebo è stata statisticamente significativa e l'estratto è stato ben tollerato.
Asma bronchiale
In uno studio clinico controllato, in doppio cieco contro placebo, su pazienti sofferenti di asma bronchiale, si 6 evidenziato nel 70% dei Casi un miglioramento della malattia con scomparsa dei sintomi e dei segni fisici come la dispnea, i ronchi, il numero di attacchi e una diminuzione nel conteggio degli eosinofili.
Morbo di Crohn
Uno studio randomizzato in doppio deco, condotto su 102 pazienti affetti da morbo di Crohn, ha dimo-strato un miglioramento del Crohn Disease Activity Index con una potenza pari, se non migliore, di quella della mesalazina. Lo studio ha altresì confermato l'ottima tollerabilità di boswellia, Che appariva superiore in termini di valutazione rischio/beneficio.
Colite ulcerosa
In uno studio clinico controllato è stata valutata l'efficacia della sostanza in confronto con la sulfasalazina. Nel gruppo trattato, su 20 pazienti,18 hanno dimostrato un miglioramento in uno o pin dei seguenti parametri: qualità delle feci, esame istopatologico, conteggio dell'emoglobina, Ferro, Calcio, Fosforo, proteine ematiche e conteggio dei leucociti totali e degli eosinofili.
Nel gruppo di controllo, solo 6 dei 10 pazienti hanno mostrato risultati simili. Inoltre, nei 20 pazienti trattati, 14 sono andati in remissione, mentre nel gruppo trattato con sulfasalazina la remissione si è verificata solo in 4 Casi su 10.
Indicazioni secondo l'uso tradizionale
- Artrite reumatoide
- Poliartriti croniche
- Rettocoliti ulcerose
- Ittero (non ostruttivo)
- Dissenteria
- Bronchiti croniche Bronchiti asmatiche
- Ipereccitabilità nervosa
- Convulsioni
- Convalescenza
- Neoplasie (in corso di conferme cliniche)
Uso esterno
- Ferite
- ulcere
- piaghe
- Caduta dei capelli
INDICAZIONI SECONDO LA EBM (Evidence Based Madicine)
- Osteoartrite
- Asma bronchiale
- Morbo di Crohn
- Coliti ulcerose
ALCUNE AZIONI SECONDO LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE:
- Ripara i tessuti: ferite, piaghe.
- Elimina i catarri: enteriti croniche, dissenteria, coliti ulcerose.
TROPISMO
- Apparato osteoarticolare
- Apparato gastroenterico
- Apparato respiratorio
E' Indicata nell'artrite reumatoide, nelle artrosi croniche, nella rettocolite ulcerosa e nella bronchite asmatica da un discreto numero di studi clinici.
L'indicazione secondo i sistemi medici tradizionali nelle epatopatie croniche, nella diarrea e come coadiuvante nei tumori riteniamo debba essere approfondita con ulteriori studi clinici.
L'uso di estratti di boswellia, insieme a estratti di cartilagine di squalo, ad azione antinfiammatoria e anti-angiogenetica, unitamente a un riequilibrio dell'acidosi metabolica, della flora intestinale e della funzionalità degli organi emuntori, costituisce un approccio che offre buoni risultati in alcune forme di artrite reumatoide in fase iniziale e in quelle forme che non rispondono più alle terapie usuali.
Energeticamente calda, tratta soprattutto le situazioni croniche ed è indicata, secondo i principi della medicina tradizionale cinese, nelle enteriti croniche, nella diarrea, ma anche per migliorare le difese immunitarie e in caso di astenia, nervosismo e malassorbimento intestinale.
CURCUMA
L'olio essenziale ha dimostrato la sua efficacia, paragonabile a quella del cortisone e del fenilbutazone, in diversi modelli animali, come l'edema indotto dalla carragenina e dalla formaldeide.
E' stata stilata una Scala di potenza antinfiammatoria tra gli analoghi della curcumina, il cortisone e il fenilbutazone. Essa è la seguente: sodio curcuminato > tetraidrocurcumina > curcumina > cortisone > fenilbutazone > trietilcurcumina.
L'azione antinfiammatoria sembra dovuta all'inibizione della tripsina e della ialuronidasi.
Quest'ultimo è l'enzima che depolimerizza l'acido ialuronico, uno de-gli elementi essenziali della matrice extracellulare, dove è presente sia da solo, come ialuronano, sia come lunga catena centrale di ancoraggio di altri glicosaminoglicani (condroitinasolfati e cheratanosolfati), a loro volta connessi a formare i proteoglicani.
Azione epatoprotettrice e colecistocinetica
In modelli animali di lesioni epatiche indotte dal tetracloruro di carbonio e da galattosammina, si è evidenziato che la curcumina è un epatoprotettore di efficacia analoga a Cardo mariano e Liquirizia, grazie alle sue proprietà antiossidanti.
Ratti trattati preventivamente con100 mg/kg di Curcuma, nel cui peritoneo erano stati iniettati 32 mg/kg di tetracloruro di carbonio e 600mg/kg di paracetamolo, hanno evidenziato un danno minore di quello del gruppo di controllo. II danno è stato misurato attraverso i valori delle transaminasi epatiche (SGOT e SGPT).
L'azione coleretica della curcumina è stata evidenziata come:
- aumento (oltre il 100%) della produzione di acidi biliari;
- aumento della secrezione di sali biliari, colesterolo e bilirubina;
-aumento della solubilità della bile.
Azione sull'apparato gastrointestinale
In ratti sovralimentati la curcumina ha ridotto l'emissione di gas.
I1sodio curcuminato e il tolilmetilcarbinolo hanno stimolato la sintesi di enzimi pancreatici.
La curcumina e la pianta intera fanno aumentare la secrezione di mucina nello stomaco, offrendo un effetto gastroprotettivo contro la formazione di ulcere stress-indotte, oppure di ulcere indotte con la legatura del piloro, la reserpina o1'indometacina.
Azione antimicrobica
Estratti alcolici della pianta e l'olio essenziale si sono mostrati attivi contro vari ceppi di Stafilococco e Strep-tococco, Entamoeba histolytica, e contro microrganismi presenti nelle colecistiti: Gaffkya, Corynebacterium e Clo-stridium.
Azione sull'apparato cardiovascolare
E stata dimostrata un'azione antiaggregante e la capacità di ridurre il fibrinogeno. Nei ratti alimentati con una dieta ricca in colesterolo, supplementata con piccole dosi (0.1%) di curcumina, si ha un dimezzamento dei livelli di colesterolo, rispetto ai gruppi di controllo.
Azione antitumorale
In vitro e in vivo la pianta intera e la curcumina si sono dimostrate attive contro numerosi cancerogeni chimici su molti tipi cellulari.
La curcumina ha evidenziato una notevole efficacia nella riduzione dell'escrezione di mutageni cellulari nelle urine di fumatori che assumevano curcuma (1.5 g al di per 30 giorni). Alcuni autori hanno concluso che l'uso di curcuma nella dieta giornaliera può costituire un efficace antimutageno, ed essere quindi impiegato nella chemioprevenzione.
Ricerca clinica
Infiammazione e artrite.
Uno studio ha mostrato 1'efficacia di curcuma in pazienti affetti da artrite reumatoide pari a quella del fenilbutazone.
In un secondo studio, condotto su pazienti sottoposti a intervento chirurgico per ernia o idrocele, curcuma è sembrata paragonabile al fenilbutazone, ma con una velocità di azione pin graduale.
Dispepsia e malattia ulcerosa
Vi sono risultati controversi sull'efficacia di curcuma nei confronti dell'ulcera gastrica e duodenale, mentre sembra accertata un'efficacia antidispeptica della
droga.
Iperlipemia
Alcuni studi preliminari in India e Cina hanno mostra-to una certa efficacia della droga come antilipemico.
TROPISMO
- Apparato gastroenterico
- Apparato osteoarticolare
Riteniamo che gli estratti di radice di curcuma siano indicati in caso di dispepsia, insufficienza epatobiliare, dolori addominali, reumatismo, artropatie, dislipidemie.
Circa l'attività inibitoria nei confronti della cancerogenesi, ci sono già molti studi di laboratorio che sono orientati a confermare questa ipotesi, anche se a oggi non ci sono studi clinici.
II National Cancer Institute of Bethesda l'ha inserita fra le piante più promettenti ad azione chemiopreventiva.
Energeticamente, secondo i principi della medicina tradizionale cinese, è una pianta di natura calda e di sapore piccante, con effetto rivitalizzante e riattivante le funzioni di molti organi.
Articolo a cura del Dott. Pietro Tonelli - Medico Chirurgo
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